• Pubblicata il:
  • Autore: IL BUONGUSTAIO
  • Categoria: Racconti mature
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SAPORE DI FIGA – Medolla (MO)

Io sorrisi mentre Mara entrava nella stanza. Mi abbracciò baciandomi sulle guance.
- Non ho molto tempo...
Disse slacciando i bottoni della camicia e mostrando il suo seno cadente imprigionato dal reggipetto. Guardavo la sua fede nuziale e mi eccitava pensare di avere un'amante sposata, anche se era solo per un'ora.
Mara aveva 52 anni, corti capelli castani (tinti) ed un corpo che dimostrava chiaramente la sua età, con la cellulite, le abbondanze e gli odori tipici di una donna in quasi-menopausa. Per questo era così sexy.
Si sfilò il reggiseno lasciandolo cadere sul pavimento ed accarezzò i suoi seni bianchi e flaccidi dai capezzoli smodati. Fece scorrere le mani lungo il suo corpo fino alla gonna, facendo cadere anche quella. Si avvicinò al letto accovacciandosi davanti al mio pene ancora in letargo. Con la lingua circondò lo spacco del glande, poi leccò la grande vena centrale e lo succhiò giocando con i testicoli rugosi.
Dopo un po', la sollevai sul letto facendo scivolare due dita e leccando la sua poderosa figa infedele. Girai attorno al clitoride gonfio colorandolo di porpora. Poi mi misi a cavalcioni su di lei, inserendo il mio cazzo rigido nella sua vagina traditrice. La chiamavamo “la figa di suo marito” per canzonarlo, pensando a lui che osava rendere infelice una donna così matura e sexy. Gemeva mentre la scopavo, sentiva il mio sesso nel profondo del suo. La montavo ormai da 9 mesi una volta la settimana.
Mi sfilai e la feci rotolare sulla schiena per invertire le posizioni e lei si mise sopra a cavalcarmi con rabbia. Amavo osservare le sue cosce e le ginocchia mentre possedeva il mio cazzo dentro quella caverna ampia ed accogliente, così ingiustamente trascurata. Violentato dai sempre più veloci su e giù, guardavo le sue mammellone danzare sballottando i capezzoli eretti. Con le mani le sollevai le pesanti tette mentre era in orgasmo. Emise un lungo ululato e rallentò. Approfittai del momento e affondai gli ultimi colpi riempiendo la sua figa di sperma appiccicoso.
Lei scese e divaricò le gambe gocciolanti, sapendo che mi piaceva succhiare il mio seme che colava dalla figa.
Si inginocchiò su di me che la tenevo per le natiche, e io leccai e succhiai la vagina slabbrata sporcandomi il mento e la faccia.
Poi fu lei a leccare e succhiare il mio cazzo sudicio. Ci guardammo negli occhi per un interminabile istante e poi Mara andò in bagno, si lavò e si rivestì. Mi baciò e se ne andò per tornare da suo marito.

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